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14 dicembre 2016 narodni_dom_editor

Spettabili ospiti, cari amici,

è veramente un onore poter darvi il benvenuto all’inaugurazione della mostra permanente sul Narodni dom. Una mostra fortemente voluta dallo Slovenski klub, una piccola associazione culturale slovena attiva in centro città da oltre mezzo secolo. Forse qualcuno si sarà chiesto perchè un gruppetto di giovani è disposto a investire il suo tempo libero nella realizzazione di una mostra, di un pieghevole e di un sito internet che raccontino la storia di un edificio. La risposta è semplice: perché ne sentiva la mancanza. Perché era stufo dell’oblio, a cui era relegato un capitolo importantissimo della storia cittadina. Sottolineo cittadina, non solo slovena.
Questa mostra è la dimostrazione, che Trieste e la sua università sono cambiate. 20 anni fa, quando qui veniva inaugurata la Scuola per interpreti e traduttori, non erano state infatti capaci di porre una targa che ricordasse la storia del Narodni dom. Nel 2004, nel centenario della sua costruzione, i tempi erano maturi per una targa bilingue sulla facciata dell’edificio, ma non per chiamare le cose e le persone con il loro vero nome: „incendiato dall’intolleranza nazionalistica“, c’è scritto qui fuori.
Dodici anni dopo, sul pannello che abbiamo dedicato al rogo del Narodni dom, c’è scritto che è stato dato alle fiamme da estremisti fascisti e nazionalisti. L’abbiamo fatto non per spirito di vendetta, ma per chiarezza, per sete di verità. Perché ci smebra un po’ inutile andare ogni 25 aprile in Risiera, parlare di democrazia e libertà, se poi non siamo capaci di dare un nome a quel Male. Questo vale naturalmente anche per gli altri crimini che hanno insanguinato queste terre, ma oggi siamo qui per parlare del Narodni dom. Per ricordare i 16 anni di intensa attività che hanno visto questo edificio riempirsi di sloveni, serbi, croati, cechi, slovacchi e altra gente. Per ricordare gli oltre 600 spettacoli teatrali messi in scena nella sala in parte coperta da un lucernario apribile. I concerti, le operette, i balli, le conferenze, le commemorazioni, le manifestazioni politiche. Per ricordare l’Hotel Balkàn, considerato tra i più moderni d’Europa perchè disponeva di camere con bagno privato. Per ricordare il caffè, il bar, i due ristoranti, la tipografia del quotidiano sloveno Edinost e molto altro ancora.

Parte della storia del Narodni dom viene ora racconatata da questi otto pannelli in tre lingue, da un sito internet, da un pieghevole e da un video. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’aiuto della Provincia di Trieste, che ha cofinanziato il nostro progetto ND110. Il progetto gode inoltre del supporto della Fondazione Sklad Libero e Zora Polojaz e della Fondazione benefica Kathlenn Foreman Casali. Nostri partner del progetto sono l’Associazione culturale Cizerouno e la Narodna in študijska knjižnica – Biblioteca nazionale slovena e degli studi di Trieste. Un sentito grazie anche al ginnasio vescovile di Vipava che ci ha messo a disposizione il Fondo della Tomajska knjižnica, creato durante il fascismo da alcuni parroci sloveni che hanno così salvato molti documenti sul Narodni dom. Grazie anche ai collezionisti e fotografi – i loro nomi li trovate stampati sull’ottavo pannello – e soprattutto a Massimiliano Blocher, autore delle riproduzioni in 3D degli interni del Narodni dom. E grazie naturalmente all’Università degli studi di Trieste che ha appoggiato da subito la nostra iniziativa.